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In occasione della Festa della Musica 2023, promossa dal Ministero della Cultura, la Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino presenta un breve percorso espositivo volto a illustrare, seppure sommariamente, la ricchezza delle proprie raccolte musicali.

Il 21 giugno alle ore 11 e alle 13.00: due visite guidate con accompagnamento musicale.

Il percorso si apre con un manoscritto dell’Alceste di Jean Baptiste Lully. Il codice entrò nei fondi della Biblioteca poiché compreso nelle raccolte dei duchi di Savoia, il nucleo più antico di volumi che costituirono il fondamento della Biblioteca del Regio Ateneo istituita nel 1720 da Vittorio Amedeo II. Il manoscritto è accompagnato da un’ulteriore opera di Lully, l’Armide, nell’edizione a stampa pubblicata a Parigi da Christophe Ballard nel 1686. I due documenti testimoniano, tra le altre cose, il successo del compositore italiano Giovanni Battista Lulli (naturalizzato poi francese) presso la corte di Luigi XIV.

L’esposizione si sofferma, poi, sulla Fenice rinovata, album che dà conto del balletto messo in scena a Fossano nel 1644 per volontà di Cristina di Francia per celebrare la fine della guerra con i cognati, a seguito del conflitto scoppiato nel 1637 tra “principisti” e “madamisti” e che vide coinvolto il ducato sabaudo nelle ostilità tra Francia e Spagna. Il volume appartiene ad un corpus che conta quindici balletti (di alcuni si conservano anche le partiture delle arie ballate), dieci dei quali conservati proprio presso la Biblioteca Nazionale. Prodotti nell’ambito della corte dei Savoia in un arco di tempo che va dal 1640 sino al 1681, gli album vennero allestiti dal calligrafo Giovanni Tommaso Borgonio: la realizzazione era dettata anzitutto dalla volontà di lasciare testimonianza dell’evento celebrato, spesso legato a particolari momenti della vita di corte.

Tra i documenti esposti spicca, poi, un manoscritto autografo di Antonio Vivaldi: del compositore veneziano la Biblioteca conserva 27 codici, in gran parte vergati dallo stesso artista, per un totale di circa 15.000 pagine che tramandano oltre 450 composizioni. I manoscritti vennero acquistati da due mecenati, Roberto Foà e Filippo Giordano alla fine degli anni Venti del Novecento, per poi essere donati alla Biblioteca Nazionale in memoria dei rispettivi figli morti in giovane età. Tale corpus documentario, un unicum a livello mondiale, fu fondamentale per la piena conoscenza della produzione vivaldiana: come ha scritto Alberto Basso «senza la presenza dei manoscritti ora conservati a Torino e qui portati in virtù di una scoperta quasi casuale, il Prete rosso sarebbe poco più di un nome, del quale sarebbero ignorate sia le musiche sacre sia le opere teatrali, mentre una parte minima avrebbero i concerti».

Il percorso si conclude, infine, con due documenti legati al Fondo Secondo: Il Ballarino, scritto da Fabrizio Caroso e pubblicato nel 1581 a Venezia, primo testo d’argomento coreutico stampato in Occidente; una raccolta di contradanze (esse vennero introdotte a fine XVII secolo come danze di corte in Francia e in Olanda e, a partire dal XVIII secolo, anche in altre nazioni tra le quali l’Italia) edita a Parigi nel 1706. Gianni Secondo, medico e giornalista per «Stampa Sera», raccolse nel corso della sua esistenza importanti volumi legati all’arte della danza. Tale Fondo bibliografico, di oltre 2.000 pezzi, pervenne nel 2011 per volontà di Secondo alla Nazionale di Torino: esso contribuì e contribuisce ad arricchire ulteriormente il notevole patrimonio musicale che fa della Biblioteca Nazionale uno degli Istituti di riferimento, a livello internazionale, per gli studi musicologici.

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